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Articolo riguardante "La cantatrice calva"
Articoli relativi allo spettacolo "Il più felice dei tre"
Recensione dello spettacolo "Sarto per signora" a cura di Viviana Persiani
Articoli relative allo spettacolo "Lucia di Lammermoor"
Articoli relative allo spettacolo "Lampi di Tenebra": Articolo 1 , Articolo 2
Articoli relativi allo spettacolo "Il colpo della strega": Articolo da "Il Giorno" e dal "Corriere della sera"
 
Recensione su "La cantatrice calva" di Ionesco
da www.gatalteatro.it
 
Scritta nel 1950 dal romeno Eugène Jonesco, La cantatrice calva è presto diventata il simbolo del teatro dell'assurdo, sorta di umorismo esasperato e satirico dell'ambiente borghese che si adagia nelle banalità dei luoghi comuni e nell'ovvietà dei comportamenti.

Il paradosso più evidente è il linguaggio usato dall'autore, una specie di dialogo senza senso, come fatto tra sordi che non vogliono sentire, ma si provocano con idiozie che diventano situazioni parossistiche, esasperate, eppure vuote……

Questo teatro del grottesco bene è stato rappresentato al Teatro Caboto di Milano, una Sala della Comunità della parrocchia del Buon Pastore che ospita una articolata stagione teatrale. Diretta dal regista Sergio Masieri con capace professionalità, ancora una volta La cantatrice calva ha fornito misura della propria corrosività. In una ambientazione totalmente borghese, gli stralunati personaggi si cimentano nei dialoghi inverosimili, provocatori e battuta dopo battuta lo snodo della pièce viene pilotato verso l'acme finale, allorché tutto, come dice il regista, finisce nel delirio. Il percorso della comicità allucinata appare un involucro che cela il nulla, dovuto al comportamento dettato dalle consuetudini. In scena sembra non accadere quasi niente. In casa dei ciarlieri e bizzosi signori Smith, nei dintorni di Londra, giungono i coniugi Martin, una coppia di idioti che tante ne ricorda.

C'è una cameriera con i baffi che si comporta come una fuori di testa. A un certo punto, il suono reiterato del campanello introduce l'impettito capitano dei pompieri, in cerca di un improbabile incendio, e l'incontro con gli astanti si dipana nel racconto di strani aneddoti che culmina nel surreale monologo del raffreddore, seriamente recitato dal capitano, il punto più alto ed evidente delle intenzioni di Jonesco: usare la realtà comico paradossale del linguaggio per provocare una riflessione di positive risate e un giudizio severo sull'imbecillità generale. Bellissimo anche il momento della torta, con la finzione del ritegno a toccarla, e poi l'esplosione invereconda ad abbuffarsi, in una zuffa scenica di grande effetto. Per rendere il testo occorrono attori caratterizzati, calibrati nel ritmo e nel dinamismo del dialogo serrato, senza appigli. Ciò è avvenuto, e la rappresentazione ha pienamente convinto.

Certamente il lavoro può essere inscenato in tanti modi: l'assurdo lo consente, ma la regia di Sergio Masieri è apparsa grottescamente centrata. Merito, oltre che suo, degli attori. I coniugi Smith sono resi da Gianluca Frigerio e da una superlativa Debora Migliavacca Bossi. I Martin lo recitano Marco Schiatti e Stefania Colombo, ben rilevati nel disegno dei rispettivi personaggi. Brava la caricaturale cameriera di Milvis Lopez Homen, e piacevolissimo Ettore Cibelli nel capitano dei pompieri alla ricerca di un incendio, che scoppierà a una precisa ora programmata dalla sua lucida follia. Successo e vivi complimenti da un pubblico competente.

Roberto Zago (maggio 2008 )
 
Recensione dello spettacolo "L'esorcista"
a cura di Davide Alessandro Ferrari dal sito http://milano.nottidaleon.it
 
Il Diavolo al Teatro Caboto. Boston 1974. L'amore di una madre per sua figlia è oscurato dall'improvvisa entrata in scena del diavolo.

Il male più nero si impossessa della piccola Regan, trasformandola nel corpo e nella psiche in un demonietto scurrile, blasfemo, corrotto dal sesso e dalla morte, dalla straordinaria forza fisica. Laddove la medicina non può arrivare, quando la razionalità lascia spazio alle ombre oscure di antiche credenze e superstizioni, il potere divino entra in scena prendendo forma e corpo di un giovane prete, (presentato da una luce plastica), che aiuterà la piccola.

Tratto dal romanzo "L'Esorcista" di William Peter Blatty, riprodotto in 2 atti e riadattato al teatro con un lungo lavoro di preparazione degli attori, che hanno sfoderato una prestazione caratterizzata da una completa padronanza del gesto, dell'azione e dell'emissione vocale.

E' teatro psichico, che si incarna nell'azione immediata, non statica.

Una nota di merito alla regia di Gianluca Frigerio che con impercettibile mano ha lasciato parlare la storia, che emerge in tutta la sua potenza creativa attraverso una rappresentazione molto caratterizzata degli attori, più psicologica che naturalistica. Tra una scena e l'altra il regista lancia spunti riflessivi quali il ruolo del teatro e dell'attore, ma anche temi che riecheggiano in prima pagina proprio in questi mesi: orrendi crimini che, inneggiando Satana, mietono vittime per davvero.

Impossibile non fare il paragone col famoso film di William Friedkin (L'esorcista), rimasto nella memoria di tutti come uno dei film più agghiaccianti mai girati. A teatro però l'orrore è nudo, non può camuffarsi né avvalersi dei ricchi effetti speciali che possiede il cinema: solo grazie a una straordinaria recitazione di Camilla Fabbrizioli, Regan è il diavolo, è posseduta davanti a noi, in quel momento.

Più di una volta, trascinati dalla suspance, si rischia di saltare dalla sedia! In scena al teatro Caboto dal 7 al 25 Novembre.
 
Recensione dello spettacolo "Il colpo della strega"
a cura di Marianna Venturini dal sito www.teatro.org
 
Enrico Beruschi festeggia trent’anni di carriera con il debutto alla regia di una commedia brillante di Maurice Hennequin e la compagnia del teatro Caboto lo celebra con tutti gli onori. Dopo "Le pillole d’Ercole" e "Niente da dichiarare", rappresentate nella scorsa stagione, va in scena un’altra commedia comica di Hennequin: "Il colpo della strega".

Il copione del testo teatrale è stato ereditato da Alberto Lionello e la sua traduzione è stata affidanta a Boris Makaresko, che è anche presente sulla scena tra gli interpreti. Non morali, né politiche, le opere di drammaturgo belga propongono intrecci, giochi scenici, ai limiti del paradosso, senza mai cadere in logori clichè. Gli equivoci si accavallano uno sull’altro, in un susseguirsi comico. La Frustata, questo titolo originale della commedia, è una divertente vicenda di tradimenti e di sospetti, un valzer di scambi di persone, travestimenti e equivoci reciproci. Nello spettacolo vigono l’essenzialità delle battute ritmate e il rispetto per il testo originale.

Gli attori della Compagnia Stabile del Teatro Caboto hanno ormai creato un gruppo omogeneo e compatto, che tiene bene la scena, accompagna lo spettatore e lo coinvolge. La passione per il teatro di questi artisti è fuori discussione e solo andandoli a vedere ci si rende conto della devozione che riversano nel loro lavoro.

I personaggi interpretati sono tutti ben definiti e caricaturali, senza risultare stereotipati. Dalla suocera colonnella e maschia interpretata da Makaresko, al pubblicitario creativo e impetuoso. Bravissimo l’attore che interpreta un doppio ruolo: Sofia, un’avvenente cameriera napoletana e Casimiro, un vecchio servo toscano. Spaccato a metà metaforicamente e fisicamente, l’attore (del quale purtroppo ignoriamo il nome) offre spunti esilaranti, ha spazio per un divertente intervallo all’interno dello spettacolo e –soprattutto- interpreta mirabilmente due personaggi completi.

Il palcoscenico in technicolor realizzato da Katia Giammarino è allegro, quasi futurista e ben si completa con il testo teatrale.

Il pubblico ride, complice e divertito, estremamente caloroso e coinvolto. Il Caboto si riconferma uno dei palcoscenici milanesi più interessanti, sia per le proposte, che per la compagnia di attori. Merita più di una visita.

Milano, Teatro Caboto, 17 ottobre 2007
 
Recensione dello spettacolo "Le pillole d’Ercole"
a cura di Alberto Fornasier dal sito www.teatro.org
 
La Compagnia Stabile Teatro Caboto, guidata dal regista-attore Gianluca Frigerio, porta in scena una classica commedia di Charles Maurice Hennequin e Paul Bilhaud, Le pillole d’Ercole: per scommessa, un dottore fa provare ad un suo amico e collega, felicemente e fedelmente sposato, una sua invenzione, la “pillola d’Ercole” che fa sorgere in chi la ha presa una pulsione ed un eccitamento irrefrenabile. La scommessa consisteva per l'appunto nel mettere alla prova la fedeltà coniugale delle irreprensibile amico. Non essendo quest’ultimo riuscito a vincere l’improvviso ed incontrollabile desiderio, tradendo la moglie con una paziente, il marito di quest’ultima pretende a sua volta avere possesso della consorte del dottore. La storia è dunque centrata su tentativi maldestri dei due amici dottori di uscire da questa situazione imbarazzante, con un intreccio di situazioni nate da fraintendimenti ed incomprensioni che si scioglieranno poi nel finale.

Lo spettacolo leggero e frizzante, animato da divertenti scambi di battute, intrattiene il pubblico piacevolmente grazie, sia agli attori della compagnia, bravi e appassionatamente motivati, sia all’intermezzo musicale di Gio Tortorelli e Francesco Pellicini.

Milano, Teatro Caboto, 17/03/07
 
Recensione dello spettacolo "Il fantasma del Doganiere"
a cura di Marianna Venturini dal sito www.teatro.org
 
In un periodo dell’anno in cui le proposte teatrali scarseggiano e i teatri maggiori chiudono per il periodo estivo, il Caboto propone una commedia musicale frizzante e innovativa.

La Compagnia Stabile del Teatro Caboto porta in scena l’adattamento della commedia d’inizio secolo “Niente da dichiarare” di Maurice Hennequin, trasformandola in “Il fantasma del doganiere”. L’idea alla base dello spettacolo è semplice: prendere un testo originale ma un po’ datato e limarlo di tutte le parti che risultano essere anacronistiche per attualizzarlo. E’ stata mantenuta l’integrità dell’opera nonostante alcune scene siano state trasformate in canzoni e il risultato che viene rappresentato sul palco è una commedia brillante e movimentata, ricca di colpi di scena e scambi di persona che rendono incalzante il ritmo della storia. Le situazioni sono banali ma paradossali allo stesso tempo e lo spettatore segue divertito l’evolversi intricato e assurdo della trama. Infatti il gioco dei desideri rincorsi con affanno, i falsi moralismi difesi e la serie di equivoci mantengono viva l’attenzione durante tutta la rappresentazione.

Le numerose canzoni eseguite dal vivo e i balletti sono un elemento ulteriore di brio e vivacità. L’interpretazione moderna e italianizzata di alcuni pezzi celebri come My way, Hello Dolly, Only you e tanti altri formano la cornice musicale dello spettacolo.

Sul palco sono presentati una carrellata di personaggi stralunati e folkloristici con naturale spontaneità, interpretati da una compagnia composta in prevalenza da attori giovani e scanzonati. L’impressione che danno è soprattutto di divertirsi in prima persona e di aver investito in questo progetto tutte le loro potenzialità e la loro passione per il palcoscenico.

Lo scopo dichiarato dagli attori è far uscire gli spettatori dal teatro allegri, con lo spirito sollevato, e riescono benissimo nell’intento. Al termine dello spettacolo si lascia il teatro dopo 2 ore di risate e puro divertimento, con ancora nelle orecchie la canzone finale, arrangiamento di Thank you for the music. Un teatro da scoprire, una commedia da vedere.

Milano Teatro Caboto, 5 giugno 2007