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CAPODANNO 2010

Programma della serata

31 DICEMBRE 2010

SAN SILVESTRO WITH HUMOUR

inizio ore 21.45

TRE DIVERTENTI ATTI UNICI

VOGLIO VIVERE di Arkadij Avercenko

con:
Rosy Cannas
Daniela Galvani
Antonietta Menna

LA CHIAVE di Arkadj Avercenko con l’aggiunta, quasi un’introduzione, di “La telefonata” di Jerome K. Jerome

con:
Daniela Galvani
Rosy Cannas
Boris Macaresco
Vincenzo Corso

IL TRIANGOLO di Georges Courteline

con:
Antonietta Menna
Boris Macaresco
Vincenzo Corso
Daniela Galvani

ORE 22.30

ASPETTANDO MEZZANOTTE

CABARET con Boris Macaresco e Rosy Cannas

ORE 24
Spumante e panettone in compagnia degli attori.

Prezzo eur 30.00 (posto unico)

Per prenotazioni: Tel. 02. 70605035 oppure 333.9064637

tramite email: mail@teatrocaboto.com

NOTE SU SPETTACOLO E AUTORI

ARKADJI AVERCENKO

Nato a Sebastopoli nel 1881, si formò in quella borghesia russa che parlava in francese reputando il russo una lingua da usare solo con la servitù e teneva gli occhi rivolti all’Inghilterra. I suoi scritti si distaccano completamente dalla produzione letteraria russa e molti storici della letteratura russa lo ignorano nelle loro antologie anche se ai suoi libri e al “Satirikon”, la rivista che lui fondò nel 1907, arrise un immenso successo.
Avercenko fu lo scrittore dei borghesi russi che non si riconoscevano in Cechov e Gogol perché troppo russi e si sentiva intellettualmente agganciato alla cultura europea. Il suo umorismo è, infatti, di pretta ispirazione inglese e spesso avviene che il lettore si sorprenda di trovare nei suoi scritti nomi e località russe. Si avverte una prospettiva artificiosa, per la quale Pietroburgo diventa una strana Liverpool con il colbacco e molti personaggi potrebbero trovare ospitalità nei libri di Jerome o iscriversi al circolo Pickwick.
Dopo la rivoluzione del 1917 fuggì a Costantinopoli. Successivamente passò a Praga dove si spense nel 1925.

GEORGES COURTELINE.
Pseudonimo di Georges Moineaux. Nato a Tours nel 1858, i suoi primi successi nel campo delle lettere gli valsero una folgorante notorietà. Per difendersi dagli assalti dei giornalisti, fece stampare un modulo che il suo segretario consegnava all’intervistatore regolarmente indesiderato su cui era scritto:
STUDIO DI GEORGES COURTELINE
CENTRALIZZAZIONE DELLE INTERVISTE
Signore (o caro collega),
In risposta alla vostra lettera del… per mezzo della quale voi mi domandate il mio punto di vista sull’argomento…, ho l’onore di informarvi che dell’argomento stesso me ne infischio perdutamente.
Sperando che la stessa vi trovi del mio stesso punto di vista, vi prego di gradire, Signore (o caro collega), i sensi della mia maggiore stima.
Georges Courteline

Nonostante la sua vasta produzione letteraria, aveva difficoltà a scrivere.
«Si crede» disse una sera passeggiando sul Boulevard des Capucines « che la frase sia una cosa facile. Anche quando non vi è che soggetto, verbo e complemento, è l’inferno. Alla fine dei suoi giorno, per riassumere il suo sforzo letterario di tutta una vita, disse:
«Ho condotto un’esistenza da capostazione. Ma il capostazione prende un vagone qui e uno là, li mette insieme e si parte. Io prendevo una parola qui e una là; fischiavo e tutto deragliava.» Aveva una solida fama di misogino e non risparmiava il sesso debole da frecciate e critiche. «L’uomo» scrisse «è il solo maschio che picchi la femmina. È quindi il più brutale dei maschi. A meno che di tutte le femmine, la donna non sia la più insopportabile»
Georges Courteline rimane sinonimo di spirito arguto, bizzarro e spesso in anticipo sui tempi. Fu eletto all’accademia Goncourt il 24 novembre 1926. Morì a Parigi nel 1929.

 

JEROME KLAPKA JEROME. Nato a Walsall in Inghilterra nel 1859. Studiò a Londra senza successo, per poi tentare diverse professioni: impiegato delle ferrovie, maestro di scuola, attore, giornalista. A 30 anni divenne rapidamente noto per il suo libro “Pensieri oziosi di un ozioso”, seguito nello stesso anno da “Tre uomini in barca”. Solo nel 1908 ottenne un vivo successo come scrittore di teatro, con la commedia “L’inquilino del terzo piano sul cortile”. Di lui, come d’ogni grande umorista inglese, si afferma che fu “l’inventore dell’umorismo inglese. Per andare un po’ più in là e un po’ più in qua di questa formula stereotipata, diremo che degli umoristi inglesi fu il più inglese di tutti. Basta rileggere un brano qualsiasi della sua letteratura per constatare quanto vi è di flemma nel suo humour e quanto vi è di humour nella sua flemma. Di fronte alle avversità della vita egli reagisce limitandosi a dare una semplice risposta a se stesso o fra sé e sé, quasi non cercando i consensi dell’uditorio:
Il gendarme prese le parti del capostazione. Una persona in uniforme presta sempre man forte ad un’altra persona in uniforme, qualunque sia la contestazione e chiunque possa aver ragione, non importa. È un articolo di fede, fra la gente in divisa, che un’uniforme non può avere torto. Se i ladri vestissero un’uniforme, la polizia darebbe loro man forte e arresterebbe i padroni di casa che tentassero di opporsi ai furti.

In certi romanzi di Jerome K. Jerome i protagonisti sono degli adulti con cervelli di dodicenni e un’esperienza ancora minore, messi al servizio dei giovani lettori che in loro vedono semplicemente i genitori maldestri. Il grande merito di Jerome fu di aver saputo mantenere alla sua opera un’eterna giovinezza. Morì a Northampton nel 1927.

LO SPETTACOLO

I primi due atti atti unici “Voglio vivere” e “La chiave” sono di Arkadj Avercenko
“La Chiave” è preceduta da “La telefonata” di Jerome K. Jerome. Unire i due autori è stato molto semplice in quanto non si avverte la differenza di stile. E così, “La telefonata” sembra il naturale antefatto del testo che segue. Abbiamo apportato pochissimi cambiamenti. Dopo 90 anni mantiene inalterata la sua
freschezza e la sua modernità.
“Il triangolo” di Courteline, quando uscì nel 1924, fece scandalo nella buona società francese e in Italia fu proibito dal regime. Lo stile è nettamente diverso da quello di Avercenko e Jerome. È stato riscoperto di recente ed è un testo che potrebbe essere stato scritto l’altro ieri.

Lo spettacolo si concluderà con cabaret a ruota libera, fino al brindisi di mezzanotte a cura di Boris Macaresco e Rosy Cannas.

Altre info

Boris Makaresko (o Macaresco che scriver si voglia) ricorda che quando nacque era molto piccolo. La famiglia era così povera che la mamma lo diede alla luce all’oscuro. La sua istruzione fu da autodidatta e la sua educazione sessuale, più che da manuale… manuale.
Fin da piccolo voleva darsi allo spettacolo. All’inizio cominciò con le imitazioni. L’unica imitazione che gli riusciva era quella del nonno, ma non faceva ridere quelli che non conoscevano l’arzillo vecchietto. In effetti, non faceva ridere nemmeno quelli che lo conoscevano. L’unica volta che riuscì ad imitarlo bene fu al suo funerale. La nonna, credendo di sentire la voce del marito ebbe un infarto. Le pompe funebri in seguito, invitarono spesso Boris ai funerali.
Inizia a lavorare in teatro con la compagnia di Paolo Poli, prima e con la compagnia del Teatro Uomo, poi. Per molti anni si dedicherà al cabaret entrando a far parte della stabile del Derby Club di Milano ed avrà modo di lavorare insieme a personaggi, come Cochi e Renato, Paolo Villaggio, Teo Teocoli e Massimo Boldi.. Boris si presenta al pubblico del cabaret come “parolista” autodefinizione per spiegare che è un uomo di tante parole, anziché di poche, però ben costruite, cesellate, studiate, frazionate ecc.
« Pensate ad un orologiaio che ha una figlia sveglia che fa la squillo in un albergo ad ore » dice a chi gli chiede spiegazioni.
Nel 1978 partecipa al mitico programma di Enzo Trapani NON STOP, insieme ad Enrico Beruschi, Massimo Troisi e I Gatti di Vicolo Miracoli.
Apparirà in seguito anche in altri programmi televisivi: PLAYBOY DI MEZZANOTTE, RISATISSIMA, e il MAURIZIO COSTANZO SHOW. Ha scritto testi per vari comici, ma sono anche tanti quelli che hanno usato le sue battute, magari senza saperlo. Fa attualmente parte della compagnia stabile del teatro Caboto e arricchisce di gag e battute il repertorio di teatro comico che viene rappresentato, oltre a recitare in prima persona. Il pubblico del Caboto lo ha visto protagonista de IL PASTICCIO DELLE PELLICCE di Hennequin; interpretare due personaggi, un uomo e una donna da trasformista, in IL SIGNORE VA A CACCIA di Feydeau e, recentemente come il suocero in LE SORPRESE DEL DIVORZIO di Bisson.
Dopo gli atti unici umoristici di Avercenko, Jerome e Courteline della prima parte della serata, ai quali prenderà parte come attore, avrete modo di ascoltare le sue carambole di parole nella seconda parte, in cui si alternerà con Rosy Cannas per arrivare alla mezzanotte.

Rosy Cannas, una donna stupefacente!
Il monologo per lei è una terapia riesce a parlare imbavagliata e sott’acqua!
Una donna da prendere a piccole dosi … ha detto un suo ex
Poco prima di prendere i voti.
Lo spettacolo è un monologo caustico che racconta l’amore con un uomo
Un pò … particolare.
Analizza Le donne mentre fanno la spesa:
“se non compro non esisto?” Si chiede Rosy davanti allo scaffale del supermercato.
Dipinge Un quadro del suo quartiere Il Bronx, tra colori, difficoltà e amicizie.
Un monologo imperdibile tra la gente e con la gente.
Rosy ha lavorato con Paolo Rossi, Gigi Sabani, Enzo Iacchetti, attualmente frequenta i laboratori area Zelig.
Anche il Teatro con il teatro dell’equivoco al Caboto, varietà con Caleari, il teatro dell’impossibile di Ionesco con la compagnia ”Sisisfo Seduto “.
Non si è fatta mancare neanche la radio: Radio rai con Paolo Villaggio, Radio 105 Co - conduttrice.