ARKADJI AVERCENKO
Nato a Sebastopoli nel 1881, si formò in quella borghesia russa che parlava in francese reputando il russo una lingua da usare solo con la servitù e teneva gli occhi rivolti all’Inghilterra. I suoi scritti si distaccano completamente dalla produzione letteraria russa e molti storici della letteratura russa lo ignorano nelle loro antologie anche se ai suoi libri e al “Satirikon”, la rivista che lui fondò nel 1907, arrise un immenso successo.
Avercenko fu lo scrittore dei borghesi russi che non si riconoscevano in Cechov e Gogol perché troppo russi e si sentiva intellettualmente agganciato alla cultura europea. Il suo umorismo è, infatti, di pretta ispirazione inglese e spesso avviene che il lettore si sorprenda di trovare nei suoi scritti nomi e località russe. Si avverte una prospettiva artificiosa, per la quale Pietroburgo diventa una strana Liverpool con il colbacco e molti personaggi potrebbero trovare ospitalità nei libri di Jerome o iscriversi al circolo Pickwick.
Dopo la rivoluzione del 1917 fuggì a Costantinopoli. Successivamente passò a Praga dove si spense nel 1925.
GEORGES COURTELINE.
Pseudonimo di Georges Moineaux. Nato a Tours nel 1858, i suoi primi successi nel campo delle lettere gli valsero una folgorante notorietà. Per difendersi dagli assalti dei giornalisti, fece stampare un modulo che il suo segretario consegnava all’intervistatore regolarmente indesiderato su cui era scritto:
STUDIO DI GEORGES COURTELINE
CENTRALIZZAZIONE DELLE INTERVISTE
Signore (o caro collega),
In risposta alla vostra lettera del… per mezzo della quale voi mi domandate il mio punto di vista sull’argomento…, ho l’onore di informarvi che dell’argomento stesso me ne infischio perdutamente.
Sperando che la stessa vi trovi del mio stesso punto di vista, vi prego di gradire, Signore (o caro collega), i sensi della mia maggiore stima.
Georges Courteline
Nonostante la sua vasta produzione letteraria, aveva difficoltà a scrivere.
«Si crede» disse una sera passeggiando sul Boulevard des Capucines « che la frase sia una cosa facile. Anche quando non vi è che soggetto, verbo e complemento, è l’inferno. Alla fine dei suoi giorno, per riassumere il suo sforzo letterario di tutta una vita, disse:
«Ho condotto un’esistenza da capostazione. Ma il capostazione prende un vagone qui e uno là, li mette insieme e si parte. Io prendevo una parola qui e una là; fischiavo e tutto deragliava.» Aveva una solida fama di misogino e non risparmiava il sesso debole da frecciate e critiche. «L’uomo» scrisse «è il solo maschio che picchi la femmina. È quindi il più brutale dei maschi. A meno che di tutte le femmine, la donna non sia la più insopportabile»
Georges Courteline rimane sinonimo di spirito arguto, bizzarro e spesso in anticipo sui tempi. Fu eletto all’accademia Goncourt il 24 novembre 1926. Morì a Parigi nel 1929.
JEROME KLAPKA JEROME. Nato a Walsall in Inghilterra nel 1859. Studiò a Londra senza successo, per poi tentare diverse professioni: impiegato delle ferrovie, maestro di scuola, attore, giornalista. A 30 anni divenne rapidamente noto per il suo libro “Pensieri oziosi di un ozioso”, seguito nello stesso anno da “Tre uomini in barca”. Solo nel 1908 ottenne un vivo successo come scrittore di teatro, con la commedia “L’inquilino del terzo piano sul cortile”. Di lui, come d’ogni grande umorista inglese, si afferma che fu “l’inventore dell’umorismo inglese. Per andare un po’ più in là e un po’ più in qua di questa formula stereotipata, diremo che degli umoristi inglesi fu il più inglese di tutti. Basta rileggere un brano qualsiasi della sua letteratura per constatare quanto vi è di flemma nel suo humour e quanto vi è di humour nella sua flemma. Di fronte alle avversità della vita egli reagisce limitandosi a dare una semplice risposta a se stesso o fra sé e sé, quasi non cercando i consensi dell’uditorio:
Il gendarme prese le parti del capostazione. Una persona in uniforme presta sempre man forte ad un’altra persona in uniforme, qualunque sia la contestazione e chiunque possa aver ragione, non importa. È un articolo di fede, fra la gente in divisa, che un’uniforme non può avere torto. Se i ladri vestissero un’uniforme, la polizia darebbe loro man forte e arresterebbe i padroni di casa che tentassero di opporsi ai furti.
In certi romanzi di Jerome K. Jerome i protagonisti sono degli adulti con cervelli di dodicenni e un’esperienza ancora minore, messi al servizio dei giovani lettori che in loro vedono semplicemente i genitori maldestri. Il grande merito di Jerome fu di aver saputo mantenere alla sua opera un’eterna giovinezza. Morì a Northampton nel 1927.
LO SPETTACOLO
I primi due atti atti unici “Voglio vivere” e “La chiave” sono di Arkadj Avercenko
“La Chiave” è preceduta da “La telefonata” di Jerome K. Jerome. Unire i due autori è stato molto semplice in quanto non si avverte la differenza di stile. E così, “La telefonata” sembra il naturale antefatto del testo che segue. Abbiamo apportato pochissimi cambiamenti. Dopo 90 anni mantiene inalterata la sua
freschezza e la sua modernità.
“Il triangolo” di Courteline, quando uscì nel 1924, fece scandalo nella buona società francese e in Italia fu proibito dal regime. Lo stile è nettamente diverso da quello di Avercenko e Jerome. È stato riscoperto di recente ed è un testo che potrebbe essere stato scritto l’altro ieri.
Lo spettacolo si concluderà con cabaret a ruota libera, fino al brindisi di mezzanotte a cura di Boris Macaresco e Rosy Cannas. |